Anoressia nervosa
L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare diffuso principalmente tra le donne d’età inferiore ai 30 anni caratterizzato da un evidente alterazione dell’alimentazione finalizzata a raggiungere un peso eccessivamente inferiore rispetto alla norma.
Per porre diagnosi di anoressia nervosa secondo il DSM-5 è necessario che siano soddisfatti i seguenti criteri:
- Restrizione dell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel conte- sto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo normale oppure, per bambini e adolescenti, meno di quello minimo atteso.
- Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, anche se significativamente basso.
Alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.
Bulimia nervosa
La bulimia nervosa è uno dei disturbi del comportamento alimentare caratterizzato dalla preoccupazione eccessiva per le forme del corpo ed il perso corporeo e dall’eccessiva e incontrollata assunzione di cibo. In seguito alle abbuffate, per gestire l’emotività, la persona mette in atto condotte di compensazione come vomito autoindotto, uso improprio di lassativi e/o di diuretici, eccessiva attività fisica e rigida restrizione calorica e cognitiva.
L’abbuffata è l’ingestione di un quantitativo di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone assumerebbe nello stesso lasso di tempo, con perdita del controllo. Le abbuffate avvengono generalmente in solitudine e la persona vergognandosi del problema alimentare tende a nascondere i sintomi. L’antecedente dell’abbuffata spesso è un’emozione negativa derivante da condizioni interpersonali stressanti, restrizione calorica e/o cognitiva ed emozioni negativa correlate al peso, alla forma del corpo e al cibo. Le abbuffate hanno usualmente la funzione di attenuare, nel breve tempo, i fattori scatenanti ma il senso di colpa, l’angoscia e l’autosvalutazione conseguente non fanno altro che perpetrare il disturbo.
Per porre diagnosi di disturbo da alimentazione incontrollata secondo il DSM-5 è necessario che siano soddisfatti i seguenti criteri:
- Ricorrenti episodi di abbuffate. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi gli aspetti seguenti:
- mangiare, in un periodo definito di tempo (per es. un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili;
- sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si sta mangiando).
- Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassati- vi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attività fisica eccessiva.
- Le abbuffate e le condotte compensatorie inappropriate si verificano entrambe in media almeno una volta alla settimana per 3 mesi.
- I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.
- L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di anoressia nervosa.
Disturbo da alimentazione incontrollata
Il disturbo da alimentazione incontrollata o binge-eating disorder (BED) è caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate con conseguente sensazione di perdita di controllo. Rispetto alla bulimia nervosa il BED non prevede costantemente comportamenti compensatori inadeguati, come vomito autoindotto o abuso di diuretici e/o lassativi in seguito all’abbuffata.
Come negli altri disturbi alimentari è presente un’eccessiva importanza attribuita al peso e alle forme corporee.
Solo in un sottogruppo di persone è presente unicamente la ricerca del controllo alimentare mentre l’insoddisfazione corporea è minore rispetto alla bulimia nervosa.
Episodi di alimentazione incontrollata possono costituire prodromi di un disturbo dell’alimentazione, il crossover, ovvero la migrazione da un disturbo alimentare ad un altro.
Per porre diagnosi di disturbo da alimentazione incontrollata secondo il DSM-5 è necessario che siano soddisfatti i seguenti criteri:
- Ricorrenti episodi di abbuffate. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi gli aspetti seguenti:
- mangiare, in un periodo definito di tempo (per es. un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggio- re di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili;
- sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a control- lare cosa o quanto si sta mangiando).
- Gli episodi di abbuffata sono associati a tre (o più) dei seguenti aspetti:
- mangiare molto più rapidamente del normale;
- mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
- mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati;
- mangiare da soli perché a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando;
- sentirsi disgustati verso sé stessi, depressi o assai in colpa dopo l’episodio.
La psicoterapia
Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) sostiene che le persone con disturbi alimentari potrebbero beneficiare di una psicoterapia cognitivo comportamentale che punti ad aiutare i pazienti a comprendere la loro condizione.
La (CBT-ED) terapia comportamentale cognitiva per i disturbi alimentari si focalizza sul trattamento della relazione tra i pensieri, le emozioni ed i comportamenti nell’alimentazione.
Il trattamento prevede diverse fasi.
La fase iniziale è focalizzata sulla normalizzazione del peso e sull’abbandono dei comportamenti di controllo dello stesso. In questa fase è importante comprendere le abitudini alimentari e collegarle a situazioni o a eventi attivanti.
Nella fase centrale si aiuta la persona a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali modificando la credenza che il peso e le forme corporee costituiscano il principale fattore in base al quale stimare il proprio valore personale. Appare necessario l’esposizione e l’accettazione delle sensazioni temute, ridurre il rimuginio, affrontare i costi del disturbo e la ristrutturazione cognitiva delle credenze patogene.
L’ultima fase del lavoro terapeutico si basa sulla prevenzione delle ricadute e sul raggiungimento dei risultati ottenuti.