L’autolesionismo è caratterizzato da comportamenti finalizzati al provocarsi dolore fisico.
Non sono necessariamente tentativi di suicidio.
La condotta autolesiva è preceduta dall’aspettativa di ottenere sollievo da una sensazione cognitiva ed emotiva negativa, dall’uscire dalla sensazione di “vuoto” interiore o per indursi una sensazione positiva.
Spesso le condotte autolesive sono associate a difficoltà interpersonali e/o nel tollerare e gestire il proprio vissuto emotivo e sono precedute da frequenti pensieri autolesivi.
Tali comportamenti provocano disagio significativo.
Le motivazioni sottostanti sono spesso relative alla necessità di uscire da uno stato psicologico non altrimenti gestibile. L’autolesionismo cerca di spostare il dolore emotivo a quello fisico vissuto come più tollerabile. Il dolore fisico ha lo scopo di allentare la tensione emotiva e procurare un immediato sollievo.
Tali comportamenti però attivano a loro volta esperienze emotive spiacevoli come vergogna e senso di colpa.
L’autolesionismo può anche rappresentare una forma di auto-punizione in seguito al senso di cola e all’autocritica.
Infine l’autolesionismo può manifestarsi come ricerca di aiuto, per comunicare il proprio disagio ed urlare al mondo la sofferenza che non sono in grado di spiegare a parole.
Trattamento
Il trattamento più diffuso è la Terapia Cognitivo Comportamentale che prevede l’uso di tecniche utili ad affrontare le situazioni elicitanti, la regolazione emotiva, la modificazione delle credenze disfunzionali e l’incremento di abilità sociali.
Appare efficace anche la Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) in soggetti con Disturbo Borderline di Personalità che prevede l’accettazione e la tolleranza della sofferenza emotiva